ARGOMENTI n°6

DCF 1.0 Come gira il mondo?
Sonia Maritan

Proviamo a occuparci di dati economici per cercare di comprendere le dinamiche di un mercato globale, che ormai coinvolge davvero tutto il nostro pianeta, e che spesso ci da la sensazione di ‘girare’ troppo in fretta. Numeri che portano a riflessioni interessanti, soprattutto quando interpretate dal Cresme (dati elaborati alla fine del secondo trimestre 2013) che ci aiuta anche a contestualizzarli. Dai dati di quest’analisi scaturisce il mercato potenziale di ogni imprenditore che operi nella filiera edilizia. Iniziamo dal ruolo delle costruzioni nel quadro economico più generale. Per conoscere il mercato di riferimento bisogna innanzitutto sapere come si sta riconfigurando, cioè come sta cambiando.
Il mercato mondiale delle costruzioni, (nei settori di attività: residenziale, non residenziale e di infrastrutture) in termini di investimenti nel 2013 vale 6.500 miliardi di euro, con una crescita del 3,3% rispetto il 2012. A livello mondiale, infatti, il mercato delle costruzioni sta vivendo il più alto salto di scala mai avuto nella storia. È chiaro che siamo di fronte a un grande cambiamento: non si è mai costruito tanto. Basta guardare com’è cambiato il mercato dal 2012 al 2013 per cogliere il trend globale, il centro geografico delle costruzioni si sposta verso l’Asia. Nel 2000 l’Europa rappresentava il 36,7%, l’Asia il 32% circa e il Nord America il 23%, oggi l’Europa è scesa al 24%, l’Asia è salita quasi al 50% e il Nord America è sceso al 13%, e nella previsione del 2017 scenderà solo l’Europa al 21% (l’Asia salirà al 51,4% e il Nord America al 15,5%). Nel 2017 nelle economie emergenti saranno localizzati oltre il 54% degli investimenti mondiali.
Nel 2000 il Giappone rappresentava il 43% di tutto il mercato asiatico e la Cina il 18%, oggi il mercato cinese rappresenta il 53% del mercato asiatico mentre quello giapponese il 13%, questo da un’idea di come il mercato in pochissimo tempo sia cambiato. L’Africa dei prossimi 20-30 anni, sarà la Cina attuale, che insieme a questa, e in modo meno accentuato al Sud America, sono i mercati in grande crescita. Certamente il quadro è trainato dal settore infrastrutturale, se lo guardiamo a livello mondiale: nel 2006 con il 41% nel residenziale, il 28% nel genio civile e il 30% nel non residenziale, nel 2012 rispettivamente con il 34%, il 35% e il 31% e nel 2013 rispettivamente con il 33%, il 36% e il 31%. La caduta del residenziale è dovuta alla crisi del 2006 negli Stati Uniti che poi si allarga a tutte le economie avanzate, queste nello stesso tempo hanno piegato sul mercato della riqualificazione e anzi fanno di questo il mercato più importante. Infatti, dal 2006 al 2013 l’Europa passa dal 40,3 al 46,5% e il Nord America dal 27,0 al 32,3% mentre l’Asia scende dal 20,1 al 17,6%, il Sud America dal 36,1 al 34,5%, l’Africa dal 19,1 al 16,1% e l’Oceania dal 15,8 all’11,5%. Immaginando con la mente un grafico si può rappresentare, in opposizione alla curva in discesa legata alla congiuntura economica sfavorevole, un mercato della riqualificazione in controtendenza, rappresentato da una curva che invece sta crescendo e divenendo sempre più significativa, soprattutto nell’impatto con il mercato esistente.
Le economie emergenti giocano una partita importante non solo per le dimensioni del mercato già raggiunte ma soprattutto per quelle che raggiungeranno. Rilevante constatare che l’Asia abbia un reddito pro-capite pari a 1.000 euro (2.000 euro pro-capite in Cina, dove 15 anni fa era di 600), in confronto alle economie avanzate come Europa e Nord America dove è pari a circa 2.000 euro pro-capite. Anche in Sud America il reddito pro-capite è pari a 1.000 euro, mentre in Africa è di 279 euro pro-capite. Si tratta di una condizione strutturale di un processo di integrazione continuo che crea una domanda di cui tener conto. Le previsioni per i prossimi anni del mercato mondiale delle costruzioni hanno confermato un rallentamento nel 2013 rispetto le previsioni di giugno, una crescita nel 2014 per tutti i paesi europei, ancor più sostenuta nel 2015 secondo le attese degli istituiti di ricerca.

Alcuni scatti di città di grande e media dimensione presenti nei paesi emergenti quali, da sinistra a destra, Dhaka (Bangladesh), Tokyo (Giappone) e Caracas (Venezuela)

I tassi di crescita nel residenziale mostrano valori più alti per l’Africa con un tasso netto di crescita 2006/2010 del 9,5% l’anno, poi viene l’Asia, mentre Europa e Nord America erano in crisi. Il Sud America in forte crescita ha subito poi un rallentamento nel triennio 2011-13. Nello stesso periodo le attese per l’Africa sono di crescita, l’Asia riduce i tassi di crescita che restano però positivi, l’Europa nel 2014 esce dalla fase critica pur con tassi moderati. Spicca poi il +7,7% nel 2012 del Nord America. La ripartenza dell’economia americana infatti, per noi è un avvenimento molto importante perché una parte della nostra economia è fortemente legata a quella statunitense.
Da un quadro più dettagliato dei singoli paesi, emerge che la Germania ha avuto solo un rallentamento e tiene il mercato, la Francia va male (-3,3% nel 2013), per l’Italia come per il Regno Unito bisogna aspettare il 2014, anche la Spagna seppur con maggiore lentezza sta uscendo dalla fase difficile. Bisogna superare il 2013, reggere nel 2014 perché nel 2015 il quadro diventa più positivo (tranne che per Spagna e Giappone ancora in contrazione). Fra i settori di attività del mercato delle costruzioni sarà quello residenziale a trainare la ripresa.
Nel 2014 le costruzioni, in Europa Occidentale cresceranno dello 0,5% e nell’Europa Centrale e dell’Est dello 0,6%, caratterizzandosi con una crescita ancor più significativa nel 2015, rispettivamente con +1,6% in Europa Occidentale e +3,7% nell’Europa Centrale e dell’Est. I paesi in maggiore espansione sono quelli del Nord Europa e i piccoli mercati dell’est, i driver della ripresa. La Norvegia si conferma best performer, mentre in Danimarca, Ungheria e Slovacchia si tratta di una corsa al recupero dei livelli pre-crisi. Svizzera e Svezia mostrano un trend simile alla Norvegia, ma un ritmo più contenuto. Francia e Italia che procedono un po’ in parallelo nel 2013, nel 2014 sono ancora in leggera contrazione. Restano invece ancora penalizzate le periferie d’Europa dove più forte è stata la crisi dell’euro: Spagna, Irlanda e Portogallo. Nel 2013 a livello europeo è stato toccato il picco minimo per le nuove costruzioni. Per il nuovo residenziale in Europa, dopo la caduta del 7% del 2012 e del 2,9% nel 2013 abbiamo una crescita del 2,3% nel 2014. Sono parzialmente negativi la Francia, l’Italia, i Paesi Bassi e la Svizzera. Nel 2015 tutti i paesi europei avranno uno scenario positivo, tranne la Svizzera, e l’Olanda entrerà in una fase di sviluppo con un +16%. Infine, la variazione percentuale sull’anno precedente della produzione nel Rinnovo è dello 0,6% (0,4% per residenziale, -0,2% per non residenziale e 1,0% nel genio civile), il recupero costituisce, infatti, il settore principale. Possiamo quindi affermare che è prevista l’uscita dalla crisi perché nel complesso era da un po’ di tempo che non si disegnava uno scenario così positivo, con cui può essere vantaggioso cominciare a fare i conti.