ARGOMENTI n°7

DCF 1.0 Fonti energetiche nel mondo
Sonia Maritan

In occasione di Klima House, dall’approfondita relazione di Monika Psenner, Esperta in energie, si delinea lo stato dell’arte del settore di cui vi restituiamo uno stralcio. Attualmente oltre l’80% dell’energia mondiale viene prodotta da fonti energetiche fossili (34% il petrolio, 26% il carbone e 22% il gas metano): anche nei prossimi decenni petrolio, gas naturale e carbone rappresenteranno oltre il 75% dell’approvvigionamento mondiale. Le scorte di energia fossile si suddividono in riserve e risorse e sia nel primo che nel secondo caso si tratta di stime. Le riserve energetiche sono le quantità di petrolio/gas naturale di cui conosciamo l’esatta ubicazione e che sono economicamente sfruttabili con le attuali tecnologie. Le risorse energetiche sono riserve di petrolio/gas naturale di cui si conosce l’esatta localizzazione ma che non è possibile sfruttare e anche quelle che presumibilmente potrebbero giacere in una determinata area. È ragionevole pensare che anche nel settore del petrolio e del gas naturale sarà possibile aumentare le riserve grazie a migliori tecniche di sfruttamento e ad ampliate conoscenze della struttura geologica del pianeta. La differenza tra petrolio/gas naturale convenzionale e non-convenzionale è determinata dal tipo di estrazione: nel primo caso si applicano tecniche di esplorazione, di utilizzo e trasporto classici, nel secondo si applicano tecnologie alternative, più impegnative e più costose.
Secondo le ricerche dell’Agenzia IEA si può affermare che, in base alle conoscenze attuali, in tutto il mondo esistono ancora riserve molto consistenti di combustibili fossili e che il carbone ha di gran lunga il potenziale maggiore. La percentuale di risorse che potrà essere effettivamente sfruttata anche in futuro dipenderà, invece, dal progresso tecnologico e dalle oscillazioni del prezzo dell’energia. In futuro, sostenibilità e consenso pubblico rivestiranno un ruolo significativo nello sfruttamento di combustibili fossili. Il petrolio è il combustibile fossile le cui riserve sono maggiormente sfruttate ma gli esperti ritengono assai improbabile che il prezzo dell’oro nero scenda a quotazioni più accettabili. Nel mercato dell’energia, quest’andamento ha portato a cambiamenti consistenti: i combustibili fossili, il cui sfruttamento, in passato non era sinonimo di particolari guadagni, in questa condizione sono diventati redditizi. Le grandi aziende che operano in campo energetico investono in nuove forme di energia e in energie alternative. L’energia eolica e l’energia solare, ad esempio, hanno registrato importanti sviluppi. Inoltre, l’elevato costo del petrolio ha generato un incremento nell’utilizzo di idrocarburi da fonti fossili non convenzionali tipo gas e petrolio di scisto e ha indotto lo sfruttamento di riserve di petrolio e gas nel Mar Artico; e a conseguenze importanti per i maggiori consumatori mondiali di energia.

Alcuni scatti generici relativi a estrazioni di gas e petrolio

In base alle previsioni più recenti, fra qualche anno gli Stati Uniti non saranno più importatori di gas metano ma esportatori. Aumenterà considerevolmente anche la produzione di petrolio. Il Medio-Oriente, tradizionale fornitore di energia perderà rilevanza almeno per gli Stati Uniti, mentre non si sa quale ruolo giocherà, in futuro, la produzione di gas di scisto in altre aree. Con queste prospettive la preoccupazione legata alla futura reperibilità di petrolio passa in secondo piano. Rivestono, invece, sempre fondamentale importanza le questioni legate alla sicurezza energetica poiché numerosi Paesi produttori di petrolio e di gas e quelli che fungono da corridoi di trasporto sono situati in aree politicamente instabili (ad esempio il Medio Oriente e l’Africa).
I fattori più significativi che determinano il fabbisogno energetico sono l’aumento della popolazione da un lato e l’incremento economico dall’altro, nonché la crescente industrializzazione e urbanizzazione nei Paesi emergenti e in quelli in via di sviluppo. Tra il 2010 e il 2040 la popolazione mondiale passerà dagli attuali 7 a 9 miliardi di individui. Questo incremento avrà luogo esclusivamente nei Paesi emergenti e in quelli in via di sviluppo e per questo il fabbisogno energetico mondiale aumenterà del 35%. In conclusione, Monika Psenner afferma che, entro il 2040 il fabbisogno energetico mondiale aumenterà del 35% a condizione che si riesca a migliorare radicalmente l’efficienza energetica. Anche nel 2040 saranno i combustibili fossili a soddisfare oltre tre quarti del fabbisogno energetico primario, anche se una parte consistente sarà coperta da idrocarburi di fonti fossili non convenzionali come il petrolio di scisto e il gas di scisto. Non si sa ancora quando, nel mondo, si potrà produrre energia senza ricorrere all’utilizzo di combustibili fossili. Il petrolio continuerà ad essere anche nel 2040 il combustibile fossile n°1 (31% del fabbisogno energetico complessivo) soprattutto grazie alla sua flessibilità. Il gas metano, il combustibile fossile più pulito, registrerà l’aumento maggiore (27%): nel 2040 farà scivolare il carbone al terzo posto (19%). Tra il 2010 e il 2040 le energie rinnovabili triplicheranno ma copriranno comunque un modesto 4% del fabbisogno energetico mondiale. Nei prossimi decenni in campo energetico non si verificherà alcuna svolta significativa, tuttavia, grazie a un maggiore impiego di gas metano da una lato e all’aumento di energie alternative dall’altro, entro il 2025 le emissioni di CO2 aumenteranno solo lievemente rispetto ai decenni passati; entro il 2040 possiamo auspicare un’inversione di tendenza con una leggera riduzione delle emissioni.