ATTUALITA’ n°15 – L’informazione nell’era digitale

DCF 1.0L’informazione su Internet

Sonia Maritan

Il 15° numero di info point ha suscitato in me qualche riflessione su questo periodico nato in formato digitale con l’intento di affiancare al sito aziendale anche un organo informativo di stampo più giornalistico, che cerca di proporre con l’impegno di tutti gli attori coinvolti (con Matteo Baruzzo come responsabile del sito, con Annalisa Pelizzola che traduce in tre lingue articolo per articolo ogni numero di info point e con Giovanni Sedino – titolare di Finiture –, che questo progetto ha fortemente voluto e che è ormai divenuto un fervente editorialista) alcuni approfondimenti inerenti questo particolare settore. Eppure, in un mondo contaminato da fake news la qualità di un certo tipo di informazione passa quasi inosservata perché è troppo “silenziosa” rispetto al “clamore” che suscitano certe “bufale”, come se “rumore” fosse sinonimo di qualità o forse di audience. Certamente, social network e smartphone hanno trasformato qualunque cittadino in potenziale “giornalista” e il sovraccarico di informazioni, che la mente non è nemmeno in grado di processare, ci ha reso prigionieri di una sorta di loop fatto di gratificazioni e stimoli continui. Ormai nella stampa generalista si creano titoli a effetto e poi – dopo essersi garantiti un numero sufficiente di click – si correggono, ma fare analisi mentre i fatti sono ancora in corso – approfittando della velocità dei media di cui tutti oggi disponiamo – o usare foto shock non è deontologico. Come sostiene Craig Silverman (direttore di Buzzfeed, un sito che verifica in tempo reale notizie e voci) bisognerebbe “essere virali in maniera responsabile” e certamente il principio che dovrebbe far parte del metodo del lavoro giornalistico è “tutto è falso fino a prova contraria”. La funzione del giornalismo è di portare alla luce ciò che è nascosto. D’altra parte, le pasquinate sono sempre esistite e “fake news” è solo la nuova etichetta che a queste è stata affibbiata. Di fatto, però, questi media permettono di far volare parole e pensieri da un capo all’altro del mondo in un “soffio” e indubbiamente non esiste distinzione tra il mondo reale e quello digitale in termini di informazione e quindi nella densità si possono cogliere anche le opportunità. Proprio come questa di info point, ormai al XV numero, che tratta di temi particolarmente confacenti a un settore di nicchia, lo stesso in cui si muove Finiture.

Per questo, la riflessione riguarda proprio gli internauti del web e il tentativo di analizzare quale sia la modalità con cui si esplica il “viaggio” di ogni utente. È interessante ad esempio osservare che alla quantità e velocità delle informazioni che caratterizzano i media moderni cominci a corrispondere una tendenza opposta che propone di “rallentare”, come avviene ad esempio nel cartaceo trimestrale “Delayed Gratification” che si occupa di fatti ed eventi accaduti nei 3 mesi precedenti, permettendo a Peter Laufer di proporre approfondimenti e valorizzare le slow news!

Le “bufale” restano un pericolo sottostimato per democrazia e giornalismo – senza una descrizione condivisa della realtà non può esserci un confronto democratico –, perché purtroppo non sono sempre innocue contenendo spesso una componente di veridicità che induce, volutamente, al fraintendimento. D’altra parte l’infoentertaiment è una commistione fra informazione e intrattenimento.

Creare fatti falsi, suffragati da una malintesa tutela della libera espressione (il rispetto della verità sostanziale dei fatti è regolamentato dall’art. 2 della Legge 69/1963), stravolge l’opinione pubblica e per questo stanno nascendo progetti digitali per aumentare la responsabilità civile e sociale e si sta intraprendendo la strada dell’informazione certificata, quella editoriale.

Nel web manca il filtro iniziale, Mark Zuckergerg, nel luglio del 2007, diceva: “Non pensiamo a noi stessi come a una comunità non stiamo cercando di costruire una comunità non stiamo cercando di creare nuove connessioni […]. Quello che stiamo cercando di fare è rendere davvero efficiente per le persone comunicare, ottenere informazioni e condividere informazioni. Cerchiamo sempre di dare risalto alla componente di utilità“. Un’affermazione che annienta il sistema intermedio dell’informazione giornalistica perché l’informazione non è più dominio di persone che le filtrano. In effetti, dal punto di vista dell’utente non c’è differenza fra un giornalista e un blogger: la comunicazione è diventata marketing! L’unica discriminante è la qualità dell’informazione e ovviamente l’impianto normativo di riferimento. Ad esempio, il Decreto Legislativo 70/2003 fa riferimento alla responsabilità degli internet service provider per i contenuti degli stessi veicolati da terzi. Per questo le aziende devono produrre informazione di altissima qualità, verificata ed efficace, perché il mondo digitale le obbliga a comunicare in maniera disintermediata con i propri stakeholders, con i quali deve costruire una relazione solida, basata sulla fiducia e la credibilità.

In definitiva, trovandoci nel mondo della disintermediazione – la mancanza di terzietà crea un’ecologia dell’informazione autoreferenziale – è indispensabile fare in modo che l’informazione sia utile a chi la fruisce, ma per esserlo davvero è necessario che sia prodotta con qualità.

 Alcune immagini relative agli esempi citati per parlare dell’informazione nel mondo digitale.