EDITORIALE n°1

Giovanni “Capitani” della ri-crescita
Giovanni Sedino

Cari “navigatori”,
È con orgoglio e soddisfazione che ho il piacere di presentare la nuova iniziativa di Finiture denominata “info point”, uno spazio informativo, inserito all’interno di www.finiture.it, creato come punto di incontro e di confronto tra Finiture e tutti coloro, che in qualche modo hanno a che fare con la filiera del mondo del legno.
Grazie alla preziosa collaborazione di Sonia Maritan, stimata e apprezzata professionista del settore, che da anni mi onora della sua amicizia, è stato possibile dare vita a questo progetto editoriale.
Sarà lei stessa che, nel suo articolo di presentazione, vi illustrerà in modo più dettagliato i contenuti e le finalità di “info point”.
Nonostante la crisi generale del sistema Europa e del Paese Italia in particolare, crisi che non ha risparmiato il settore dei produttori di macchine e impianti per la lavorazione del legno, Finiture non ha perso l’entusiasmo di intraprendere nuove strade e la determinazione per proseguire il percorso di crescita e di sviluppo economico, tecnologico e umano a cui ogni “sistema sociale”, come un’azienda piccola o grande, dovrebbe ambire.
Questi ultimi cinque anni sono stati veramente problematici e molto particolari: quasi tutte le aziende del nostro settore, hanno mostrato andamenti anomali, caratterizzati da sbalzi di crescita e decrescita nei grafici dei loro fatturati. Una crisi generale che ha messo a dura prova la governabilità delle aziende, condizionandole e spaventandole, a fronte di un’incapacità di previsione dell’andamento del mercato globale. È molto difficile, infatti, preparare un piano di sviluppo quando l’insicurezza nei mercati e dei mercati, impedisce di fare un piano strategico di investimenti a medio temine, che sostenga le iniziative per la crescita dell’azienda.
Noi imprenditori, “capitani” delle nostre aziende, non avevamo ancora l’esperienza per gestire una crisi così inconsueta e capillarmente diffusa, né per condurre con sicurezza le nostre navi, grandi e piccole, sulle onde di un mercato intricatissimo. Infatti, purtroppo, nella bufera abbiamo perso molte imprese e molte altre si sono ridotte di dimensioni e di organici, e comunque, quasi tutte quelle sopravvissute, hanno bruciato ingenti risorse patrimoniali e/o finanziarie. Molte persone hanno perso il posto di lavoro e altre hanno dovuto e devono sopravvivere con stipendi ridotti. Ma, si sa, il lavoro lo si deve costruire, cercare, creare con politiche lungimiranti delle imprese, ma anche e soprattutto degli stati, non è un diritto divino che ci arriva dall’alto come la manna. Chi pensa questo ha già perso in partenza.

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Anche Finiture non ha fatto eccezione e, in questa crisi così dura e lunga, non ancora terminata, ha bruciato risorse finanziarie ma, grazie alla solidità patrimoniale, all’attenta guida e alla continua e costante “ricerca del lavoro”, ha resistito e resiste senza perdere preziose risorse umane.
Il 2011, rispetto al 2010, così come il 2009 rispetto al 2008, ha visto una rilevante riduzione di fatturato, ma, contrariamente a due anni fa, un’attenta gestione della spesa e delle risorse ha impedito un’ulteriore perdita finanziaria. Anzi, al contrario, nonostante la contrazione, Finiture è riuscita non solo a ritornare in utile ma anche a sviluppare nuovi prodotti e nuovi mercati.
Il 2012 vede Finiture in netta controtendenza rispetto alla generale situazione economica, con un portafoglio ordini paragonabile a quello precedente i tempi della crisi. L’internazionalità di Finiture però determina il dato più interessante: nel 2011 oltre l’85% della produzione di Finiture è stata venduta all’estero e l’inizio del 2012 fa prevedere che questa percentuale possa aumentare ulteriormente. Infatti, a oggi, Finiture ha consegnato o ha in consegna impianti in Svizzera, Germania, Polonia, Norvegia, Francia, Inghilterra, Cina, Russia, Lettonia, Bosnia, Finlandia e Romania.
Considerate le previsioni al ribasso del Pil e quindi della situazione economica Italiana, per il 2012 non cantiamo certo vittoria, ma cerchiamo di fare al meglio il nostro lavoro e il nostro dovere di imprese, anche quando i risultati non sono adeguatamente valorizzati e sostenuti, certi che contribuiscano, in piccola parte, alla crescita o meglio alla ricrescita dell’Azienda Italia.