EDITORIALE n°3

Giovanni Vecchia, ferita, sterile Italia
Giovanni Sedino

È stata dura! Sì anche quest’anno non è stato facile raggiungere gli obiettivi che Finiture si era preposta all’inizio di quest’anno. La crisi non accenna minimamente a diminuire, anzi il suo prolungamento deprime qualunque iniziativa lungo lo ‘stivale’. Il mercato interno è quasi completamente bloccato e pochissime aziende fanno investimenti in nuove attrezzature per migliorare una produzione che, in sostanza, in Italia non c’è, o è ridotta ai minimi termini!
Ma nonostante questo ce l’abbiamo fatta! Quota di mercato estero superiore al 90%, aumento di c.a. il 20% del fatturato rispetto all’anno scorso, quasi azzeramento degli oneri finanziari, forte aumento delle disponibilità liquide, aumento del patrimonio netto, nemmeno un’ora di cassa integrazione, buon portafoglio ordini per l’inizio del 2013. È ancora presto per fare i bilanci ma i fatti, sino a oggi, dicono questo e i numeri di bilancio lo confermeranno.
Tutto questo, nonostante che, per tutti i mercati, sia sempre più difficile concludere dei discreti affari, sia per le difficoltà finanziarie dei potenziali acquirenti, che esistono anche all’estero, sia per la ‘disperazione’ di alcuni, troppi, nostri concorrenti che offrono e cercano di vendere al cliente qualunque cosa. Basta che costi poco e a qualunque condizione commerciale. A questi concorrenti vorrei ‘suggerire’ che il prezzo basso e i pagamenti incerti sono la soglia della tomba per le aziende che, se fanno certe condizioni per ‘disperazione’, non risolveranno certo i loro problemi, anzi, li aggraveranno fino alla chiusura. Le numerose aziende del nostro settore che hanno chiuso in questi ultimi due anni dovrebbero essere un monito sufficiente per cercare di cambiare il modo di operare. Forse molti non sanno fare i conti ma, se così fosse, invece di fare gli imprenditori o presunti tali, dovrebbero cambiare mestiere! Questa crisi sta creando una selezione ‘naturale’ in questo senso, a favore di chi ha cognizione del bilancio finanziario reale della propria azienda.

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Peccato che tutte queste performance non saranno premiate e, anzi, quando andremo a pagare le tasse, oltre a tutte quelle che ogni mese pagano i lavoratori di Finiture, lo stato drenerà importanti risorse che l’azienda, altrimenti, come tante altre imprese, avrebbe potuto investire in crescita e sviluppo. E a cosa serviranno gran parte di tutte le tasse che un’azienda come Finiture avrà pagato alla fine dell’anno? A finanziare un sistema stato che spreca impunemente i beni dei suoi cittadini! E da qui i vari Lusi, Fiorito, Belsito a pescare a piene mani nel mare magnum degli sprechi e con loro i vari politici leghisti, centristi, valoristi, destristi, etc ad arricchirsi personalmente grazie a un sistema che si fida ciecamente e ingenuamente o forse strumentalmente dell’onestà dei suoi dirigenti e che quindi controlla solo quando non può farne a meno e quando ormai i “buoi sono tutti fuggiti dalla stalla”.
E allora? Nuove elezioni e nuove regole! Tuonano all’unisono una banda di politici vecchi e nuovi, compresi quelli che fino a ieri si sono rubati pure la carta igienica dai palazzi dello Stato. Ma i buoni propositi non vanno al di là di roboanti, quanto inutili parole, se vanno a ledere i privilegi dei potenti. Quindi? Nuove elezioni, ma, nonostante tutti le vogliano nuove, vecchie regole! E il cittadino? Paghi, stia zitto e vedesse di non rompere!
Eppure questa Italia vecchia, ferita e sterile è un Paese antico, meraviglioso e florido.