EDITORIALE n°4

Giovanni La speranza è l’ultima a morire
Giovanni Sedino

Purtroppo le notizie di cronaca di questi ultimi tempi hanno in parte smentito questa vecchia massima. Infatti, sino ad ora, troppi lavoratori, tra i quali includo anche gli imprenditori, hanno deciso di togliersi la vita perché avevano perso la speranza. La nostra ‘speranza’, è quella che questa lunga lista di morti ‘da lavoro’ cessi e tutti si ricominci a sperare in un futuro migliore.
Certo che le eclatanti manifestazioni di questi ultimi giorni, i dati Istat e di Banca d’Italia sulla situazione reale del Pil e sulle aspettative future, non vanno proprio in questo senso. La manifestazione, assolutamente pacifica, della categoria dei costruttori edili (alla giornata hanno preso parte più di 1000 persone, in rappresentanza delle imprese, degli operatori e dei professionisti dell’intera filiera delle costruzioni) tenutasi il 13 febbraio a Milano, ci ha fatto conoscere numeri veramente preoccupanti. In pochi anni sono state chiuse migliaia di piccole medie e grosse aziende del settore e persi 360.000 posti di lavoro (fra il 2008 e il 2012 il settore ha perso 43 miliardi di euro e dalla fine del 2009, 40.000 imprese hanno chiuso e moltissime sono sull’orlo della chiusura o del fallimento – fonte Anit). Una enormità! Aziende che chiudono per mancanza di commesse o peggio, a lavori effettuati, perché non pagate dai loro committenti, primi fra tutti proprio lo stato. Quello stesso Stato gestito da dirigenti di cui, ogni santo giorno, emergono nefandezze, ruberie, gestione di interessi privati a scapito di quelli pubblici. Quello stesso Stato che, in occasione della campagna elettorale per le prossime elezioni, ci dà un pessimo esempio di unità e coesione nella ricerca della migliore soluzione per risolvere i gravi e non rinviabili problemi che ormai da molti anni affliggono l’Italia e che negli ultimi cinque l’hanno portata a una situazione al limite della sostenibilità sociale.

Da sinistra a destra, dal nord al sud, tre edifici religiosi in tre diverse regioni italiane

Da troppo tempo si vive ‘su un finto’ benessere! Tutte le forze politiche propongono le loro ricette, per la soluzione di ogni problema e per rilanciare, nemmeno fosse un frisbee, la crescita, rimedi più o meno sostenibili, più o meno realizzabili, più o meno utili o inutili ma tutti rigorosamente in contrasto tra loro e tutti più o meno ‘populisti’, tendenti a incantare le proprie schiere di confusi elettori e soprattutto la folta schiera – di cui faccio parte anch’io – di confusi, indecisi, delusi, arrabbiati, stufi elettori che cercano di capire da che parte stiano i meno disonesti! Per il momento, quindi, non abbiamo alcuna speranza che qualche nostro politico si occupi seriamente delle imprese che chiudono, dei lavoratori che si tolgono la vita, delle famiglie che perdono il lavoro e con esso il proprio sostentamento e la loro dignità. Speriamo che chi dovesse vincere, sia di destra sia di sinistra che di una fazione ‘antipolitica’, nuova corrente nata con queste elezioni, lo faccia veramente e metta effettivamente gli interessi della nazione e dei cittadini davanti ai propri. Che poi, se uno ci pensa bene, gli interessi di tutti sono anche i propri.
Per quanto riguarda Finiture confermo quanto già detto nell’editoriale del numero precedente, scritto per la chiusura dell’anno scorso, e cioè che il 2012 è stato un anno con buoni risultati e un buon bilancio finale. Per il 2013 abbiamo l’ambizione di mantenere le performance del 2012, riteniamo che per il momento non siano migliorabili, anche se la situazione generale dei mercati europei e l’ormai dichiarata ‘disperazione’ di troppi concorrenti non ci fanno essere eccessivamente ottimisti. Comunque noi di Finiture siamo pieni di speranza, di competenza, di serietà e voglia di fare e siamo molto ma molto duri a morire!