EDITORIALE n°6

Giovanni Vento nuovo in Acimall
Giovanni Sedino

Venerdì 22 Novembre si è tenuta a Bologna la riunione annuale di Acimall, l’associazione che raggruppa oltre duecento imprese italiane produttrici di macchine per la lavorazione del legno. Una riunione importante in quanto si sono tenute le elezioni per il rinnovo totale del consiglio direttivo. Tali elezioni si sarebbero già dovute tenere nel giugno scorso, ma, a causa di un forte disaccordo all’interno dell’associazione sul nome del nuovo presidente da eleggere è stato tutto rimandato allo scorso venerdì. Nonostante i nomi del candidato presidente e dei candidati vicepresidenti fossero già stati approvati a maggioranza dal consiglio direttivo uscente e l’assemblea dovesse semplicemente ratificare la scelta, c’è stato, in sede di assemblea, un forte dibattito in quanto la parte sfavorevole alla nuova formazione propendeva per l’annullamento della procedura auspicando nuove elezioni nel giugno del prossimo anno. Devo dire, con soddisfazione, che pur se con toni a volte un po’ accesi, il dibattito si è svolto in modo assolutamente civile, corretto e rispettoso delle diverse posizioni, dando invece esito al rinnovo del consiglio direttivo. Infatti, l’assemblea ha approvato, a maggioranza netta, la candidatura alla presidenza dell’Ingegner Lorenzo Primultini con i vicepresidenti da lui designati e sei nuovi consiglieri, di cui ho l’onore di far parte, in maggioranza allineati sulla linea innovativa della direzione di Acimall proposta dal nuovo presidente. Approvando, di fatto, una nuova stagione che dovrebbe portare Acimall, nel corso dei prossimi anni, a un cambiamento volto a rendere l’associazione più efficiente, meno costosa e più vicina e apprezzata dai suoi associati. Questi sono gli obiettivi che ci siamo posti, speriamo di essere in grado e di essere capaci di realizzare il nostro programma nell’interesse nostro e di tutti gli associati.

A sinistra l’Ingegner Lorenzo Primultini, il Presidente neoeletto di Acimall, e a seguire alcune foto dell’archivio Acimall, l’Associazione Costruttori Italiani Macchine e Accessori per la Lavorazione del Legno

Da parte mia va il personale ringraziamento a quanti ci hanno preceduto per l’impegno dimostrato e, in particolare, al past president Ambrogio Delachi e all’ex direttore Paolo Zanibon che per quarant’anni si è occupato dell’Associazione. Credo che questo cambio di gestione e di direzione vada visto come un normale avvicendamento per raggiunti limiti di anzianità di servizio e come uno sforzo per dar corso a nuove idee. Così come le aziende associate si devono rinnovare e devono mutare le loro strategie sia in considerazione del tempo che passa, sia delle mutate e mutevoli condizioni economiche, anche la loro associazione, deve seguire un percorso di rinnovamento e cambiamento per adattarsi al mondo che si evolve. Se fosse così anche per la nostra cara Italia, forse non saremmo in una situazione che, diversamente da quanto proclamato, continua ad essere estremamente critica e senza alcuna prospettiva di miglioramento, almeno nel breve o medio termine. Possibile che nessuna si accorga che per cambiare le cose bisogna necessariamente prendere delle decisioni drastiche e allo stesso tempo talmente ovvie da sembrare quasi scontate? Quali? La riduzione della spesa, soprattutto delle continue ruberie, privilegi, sprechi che devastano la spesa pubblica, tanto per cominciare. Ancora, tetto alle pensioni massime e inserimento del principio, ovviamente retroattivo, che non si può prendere di più di quanto si è pagato, lotta seria all’evasione, non solo alla ‘micro’, più facile da colpire, ma alla ‘grande’ e cioè quella dei grossi interessi finanziari. E poi, sostegno alla spesa con sgravi significativi e non ridicoli come quelli esistenti oggi, del55-65% suddivisi in dieci anni. Altrimenti, una persona prima di recuperare totalmente lo sgravio potrebbe anche essere già morta! Inoltre, è urgente la riforma delle regole del lavoro in senso più flessibile e bilanciato tra i diritti di lavoratori e imprese, la riduzione rilevante del costo del lavoro soprattutto per giovani entro i 30 anni e i meno giovani oltre i 50. Ancora, la riduzione di tasse che non siano strettamente legate al reddito, politiche per uno sviluppo edilizio sostenibile basato sul recupero di un immenso patrimonio immobiliare obsoleto e tutto da ristrutturare, e pene detentive severe e sequestro totale dei beni per quegli amministratori pubblici che malversano a danno di tutta la comunità, e altrettanto severe per tutti quegli imprenditori che usano l’impresa come un’arma impropria per arricchirsi a danno di altre imprese o lavoratori, alimentando il fuoco della crisi e a volte della disperazione. Insomma, trasformare lo Stato in un modello di correttezza ben diverso dall’attuale, che rappresenta quanto di peggiore si possa immaginare. Proviamo a immaginare uno Stato che paghi i propri debiti, che difenda i suoi cittadini, che mantenga gli impegni presi, che non cambi le regole durante il gioco (a volte in modo retroattivo, secondo come gli fa più comodo), che paghi i suoi dipendenti come tutti gli altri normali cittadini; uno Stato dove realmente tutti abbiano uguali diritti e uguali doveri. Non è solo utopia, uno Stato così si potrebbe costruire ma dovrebbe, per tutti noi cittadini, valere il principio che in una comunità democratica, come per fortuna è l’Italia, il bene comune è anche e soprattutto il bene proprio.