EDITORIALE n°8

Giovanni Diritti e doveri
Giovanni Sedino

Mai come in questi ultimi tempi, a causa della lotta politica in essere tra governo e sindacati, CGIL in particolare, si parla moltissimo di diritti, acquisiti, inalienabili, intoccabili, immodificabili e pochissimo di doveri necessari, inevitabili, imprescindibili.
Ho impiegato molti anni per capire, e onestamente anche oggi non mi è del tutto chiaro, cosa sia in realtà un “diritto acquisito”, un diritto che come tale è immutabile nel tempo, anche se le situazioni evolvono e il buon senso richiederebbe i conseguenti cambiamenti. Soprattutto mi è incomprensibile come sia possibile discuterne prescindendo da tutti i doveri che sono alla base di ogni diritto.
Si parla di diritto alla vita ma purtroppo spesso si muore non certo per nostra scelta ma per quella di “Qualcuno” molto al di sopra di noi, di diritto al lavoro ignorando il dovere di lavorare bene e con coscienza per ottenere e mantenere i risultati raggiunti, di diritto alla casa ignorando che sia un dovere pagarne un corrispettivo per averla, di diritto a mantenere nel tempo gli status raggiunti ignorando che per dovere gli status devono essere raggiunti in modo onesto e secondo leggi corrette, altrimenti, una volta corrette queste ultime, è necessario modificare i diritti generati da leggi ingiuste, scorrette e create “ad arte”. Ancora, si parla di diritto allo studio ma dovrebbe essere evidente che solo chi si applica in modo serio e concreto ha senso che studi, dei diritti dei figli che, non per il solo fatto di essere figli, acquisiscono tutti i diritti, e si potrebbe continuare sfiorando i molti ambiti della vita di ogni cittadino/a. In conclusione, però, la questione riguarda il fatto che gli unici diritti sacrosanti sono quelli che ci guadagniamo e che manteniamo nel tempo compiendo nel modo migliore il nostro dovere. È un diritto e un dovere rispettare e far rispettare la parola “data”, ottenere il corrispettivo concordato per il proprio lavoro, onorare gli impegni presi, è un diritto aspettarsi che lo stato sia a servizio dei cittadini onesti, di chi rispetta le leggi e paga le tasse, che essi siano protetti da coloro che le leggi le devono far rispettare. In una società civile, che a questo punto ritengo di poter dire non corrispondere con la nostra, dovrebbe essere un diritto, una volta compiuto il proprio dovere, essere certi che i propri diritti non siano messi in pericolo da chi le leggi non le rispetta, da chi ruba, da chi uccide, da chi stupra, da chi usa la violenza per imporsi, da chi occupa le case, da chi vive alle spalle di chi i diritti se li conquista con il sudore giorno per giorno. Forse sembra un discorso banale e semplicistico ma, se così fosse, la nostra società sarebbe più giusta ed evoluta.

Alcuni scatti del nostro Paese che restituiscono aspetti che troppo frequentemente caratterizzano un contesto trascurato, con cantieri interminabili, manutenzione e sicurezza carenti.

Sono convinto che manifestare, urlare slogan preconfezionati da altri, usare violenza contro chi non la pensa come noi, arringare folle con i soliti argomenti scontati e intangibili, non serva né ad affermare i propri di diritti né a conquistarne di nuovi, ma solo a creare confusione, false aspettative e allontanare il punto focale della questione che è appunto il rispetto di quei doveri che generano i diritti.
Troppa gente, grazie a falsi o iniqui diritti acquisiti, approfitta della situazione di confusione del nostro Paese e vive alle spalle di tanti onesti e laboriosi cittadini, che con le loro tasse pagano stipendi assurdi a politici e dirigenti pubblici, pensioni, vitalizi, indennità etc. che definire d’oro è un eufemismo. Troppa gente senza arte né parte, senza aver contribuito fattivamente allo sviluppo dell’Italia gode di privilegi immeritati, che vengono definiti diritti acquisiti.
Sarebbe ora di finirla e che lo Stato avesse il coraggio di cambiare le regole, anche la costituzione se fosse necessario, considerato il contesto che l’ha prodotta e il cambiamento epocale avvenuto da allora. È arrivato il momento di riconoscere i diritti a chi li ha sul serio e toglierli a chi li ha ottenuti con l’inganno. Trasparenza, onestà e impegno potrebbero essere gli ingredienti utili e semplici di una “Carta dei comportamenti” da tenere innanzitutto a livello di chi questo Paese lo amministra!
Detto questo, prima di terminare, volevo ringraziare tutti i clienti che hanno scelto Finiture e che ci hanno permesso, nonostante la crisi, di mantenere i fatturati e aumentare gli utili che, totalmente reinvestiti nell’azienda, permettono a Finiture di rispettare i diritti dei clienti che si aspettano prodotti e servizi all’altezza della scelta di qualità che hanno fatto.