INCONTRI n°4

DCF 1.0 Soluzioni vincenti anche per il mercato cinese
Sonia Maritan

L’ingegner Gigi Canella, responsabile del mercato estero e parte del team Finiture dal 2001, racconta con entusiasmo la sua esperienza nel mercato cinese e ci trasferisce uno spaccato interessante di quel mondo sempre più vicino al mercato europeo. Come e quando Finiture ha iniziato a guardare verso la Cina?
«Nel 2002 abbiamo installato un primo impianto in Cina, venduto tramite un’altra azienda italiana. Ma la nostra presenza diretta nel mercato cinese è iniziata solamente l’anno successivo, con la partecipazione a una fiera a Pechino. A dire il vero all’inizio non abbiamo avuto nessun risultato, nonostante un certo numero di contatti, visite e offerte. La svolta è arrivata solo nel 2010 quando, grazie anche a un rinnovato interesse da parte del nostro dealer cinese, abbiamo venduto il primo impianto di verniciatura direttamente in Cina. Poi, in breve tempo, ne sono seguiti altri e di lì in avanti è stata una crescita continua».

Quale aria si respira lì? Il nuovo premier Li Keqiang parla di sostenibilità ambientale ma non arretra sull’urbanizzazione. Ci vengono restituite immagini di persone che nelle megalopoli indossano maschere anti-inquinamento, eppure sembra che Kyoto 2 possa attendere…
«L’aria sicuramente non è delle più pure, anche se basta allontanarsi dalle aree a forte urbanizzazione per trovare luoghi quasi incontaminati. Comunque è innegabile che il problema dell’inquinamento ci sia e vada affrontato senza ulteriori indugi. Mi auguro che vi sia effettivamente questa volontà a livello governativo, tuttavia non credo che potremo aspettarci grandi risultati in tempi brevi. Dobbiamo, infatti, tener presente che la stragrande maggioranza della popolazione vive ammassata nella parte orientale del paese e che vi sono ancora enormi incongruità a livello economico, politico e sociale. Possiamo quindi aspettarci che qualsiasi azione rivolta alla sostenibilità ambientale sarà subordinata alle esigenze primarie di crescita del paese».

Veniamo a oggi, come si sta consolidando il vostro marchio in Cina e come vengono concepiti i vostri impianti vernicianti in un mercato diverso da quello consueto e che necessariamente manifesterà altre esigenze? Immagino si tratti di progettare impianti ex-novo…
«Inaspettatamente, anche per noi che stiamo vivendo dall’interno questa nuova esperienza apportatrice di grandi stimoli, Finiture sta rapidamente ampliando la propria presenza nel mercato cinese della verniciatura delle finestre in legno.
Certamente, perché abbiamo esportato il nostro format anche in oriente: costruire il prodotto su misura per il nostro cliente. E nel caso particolare di questo mercato, il successo è dovuto principalmente a due soluzioni tecniche innovative che soddisfano alcune esigenze specifiche della realtà produttiva del grande paese orientale».

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Interessante, in modo duplice: si tratta di indagare tecnicamente il tipo di soluzione che ha riscosso il favore del mercato orientale ma anche di carpire quel mondo che si sta avvicinando così rapidamente a noi. Quali sono dunque le tipologie di finestre prescelte per una popolazione che supera il 1.300.000.000 di abitanti?
«La maggior parte delle finestre in Cina sono in pvc o alluminio, ma sebbene la maggior parte delle nuove costruzioni sia ancora caratterizzata da standard qualitativi piuttosto bassi, si sta rapidamente sviluppando un mercato di tutt’altro livello per soddisfare la domanda di un ceto medio-alto in forte crescita. In questo contesto i serramenti sono per lo più a componente lignea, generalmente in legno alluminio (corpo in legno con profili esterni in alluminio), o in alluminio legno (corpo in alluminio con profili interni in legno). Per queste tipologie la finitura (o top coat) va applicata solamente su un lato dei pezzi».

Per quali volumi, allora, diventa importante parlare di automazione della verniciatura e di essiccazione di rivestimenti a base acqua?
«I volumi prodotti mediamente da un’azienda cinese sono di gran lunga superiori agli standard europei, quindi l’unico strumento per far fronte alle esigenze produttive sono i reciprocatori verticali a 4 o più pistole. Ma l’installazione di due reciprocatori per linea non è la scelta ideale, perché la seconda macchina rimarrebbe inattiva per la maggior parte del tempo, per i motivi sopra esposti. Occorre quindi una soluzione studiata per spruzzare un lato soltanto dei pezzi, ma che possa, occasionalmente e senza perdita rilevante di capacità produttiva, trattare anche la parte posteriore».

Una soluzione che Finiture ha già studiato per soddisfare altre richieste, con un reciprocatore che possa trattare un solo lato o entrambi?
«Sì, infatti, questa soluzione esiste già ed è stata sviluppata e proposta con successo nel mercato da Finiture con il nome di ‘Roundabout’. Nome che richiama le rotatorie stradali, che tanto hanno contribuito a riorganizzare efficacemente il traffico nelle nostre città. E, di fatto, di una specie di rotatoria si tratta, e funziona in modo tale che un solo reciprocatore può verniciare, a scelta, uno solo o entrambi i lati. I pezzi che richiedono il trattamento di una parte sola transitano davanti alla macchina e poi proseguono verso la zona di essiccazione, mentre quando è richiesta la spruzzatura da ambo le parti, i pezzi rimangono nella rotatoria per eseguire un secondo passaggio dopo aver compiuto una rotazione di 180°. Tutto questo è controllato da un computer che calcola i tempi e le velocità affinché non ci siano collisioni e la produttività dell’impianto di verniciatura sia la massima possibile».

Ci aveva parlato di due soluzioni tecniche innovative…
«La seconda importante innovazione è il sistema di essiccazione per vernici idrosolubili mediante ventilazione a circuito chiuso di aria deumidificata, meglio noto come LDP (low dew point). Questo sistema sfrutta la grande capacità che ha l’aria secca di assorbire l’umidità, per rimuovere efficacemente la parte acquosa dalle superfici verniciate, facendo uso di pochissimo calore. I vantaggi di questa tecnologia appaiono evidenti a un’attenta analisi del processo di essiccazione. Infatti, oltre a un notevole risparmio energetico dovuto all’efficienza del processo e all’eliminazione dell’espulsione di aria calda verso l’esterno, rileviamo una migliore qualità del prodotto finito, grazie al più accurato controllo dei parametri di essiccazione nel corso delle diverse stagioni. Oltre a questo, in Cina si è riscontrato un ulteriore grande vantaggio. Dobbiamo tener presente che la maggior parte degli stabilimenti, soprattutto nel nord del Paese dove troviamo la più grande concentrazione di produttori di finestre, utilizzano per il riscaldamento invernale l’acqua calda proveniente da grandi impianti centralizzati. Quest’acqua può essere usata a costi irrisori per riscaldare i tunnel di essiccazione durante la stagione fredda, ma in primavera/estate non è disponibile. Quindi, poiché un tunnel di essiccazione tradizionale ad aria calda richiede energia termica anche nella stagione calda, è necessario utilizzare il riscaldamento elettrico, molto costoso, oppure installare dei boiler ad hoc. L’LDP invece risolve il problema alla radice, perché nella stagione calda non necessita di alcuna energia termica aggiuntiva».
Finiture offre un prodotto performante riducendo il dispendio energetico e offrendo quindi una tecnologia vincente …e forse il successo dell’azienda in Cina si motiva anche così?
«Credo di sì, perché senza dubbio il continuo impegno di Finiture, sempre alla ricerca di tecnologie innovative ha portato a un indubbio e inaspettato vantaggio concorrenziale, almeno rispetto l’immediatezza del riscontro avuto, in un mercato ancora molto giovane, ma dalle enormi potenzialità».