INCONTRI n°6

DCF 1.0 Make up robotizzato
Sonia Maritan

Ci troviamo in casa Comau per il suo Open House, dove è possibile conoscere da vicino le numerose applicazioni dei robot, fra le quali il sistema di verniciatura robotizzata, rappresentato da Finiture, e ne parliamo con Matteo Baruzzo, Responsabile Marketing di Finiture da oltre 16 anni in azienda, con cui introduciamo brevemente il contesto nel quale ci troviamo.
“La robotica è nata nel settore dell’automotive circa 30 anni fa. Infatti, ogni casa automobilistica ha sviluppato una divisione robotica, oppure ha collaborato con nascenti aziende di robotica che si sono rafforzate e sono diventate aziende di grandi dimensioni proprio grazie a queste collaborazioni. Questo è anche il caso della Comau, nata come divisione robotica della Fiat. Poi hanno cercato di applicare l’area robotica ad altri settori, come quello della lamiera, e poi del legno, da una decina d’anni. Finiture allo stesso modo è stata pioniera nella verniciatura robotizzata delle finestre e ha trovato in Comau il partner per sviluppare questa idea”.
Occupandoci della filiera del mobile e del serramento, e considerato che Finiture a sua volta fornisce al suo cliente gli impianti, che prevedono quasi sempre dei lay out personalizzati, progettati ‘chiavi in mano’, com’è cambiata con l’avvento della robotica la fase dedicata alla finitura di questi manufatti?
“Prima si verniciava a mano o con i sistemi reciprocatori che erano dedicati a grandi numeri di produzione e commesse dello stesso tipo (con poca flessibilità), il lay out era poi completato dal flow coating e dall’area di essiccazione.
Oggi del lay out produttivo è cambiato l’ambito dedicato all’ultima mano di verniciatura, la finitura, perché il mercato chiede produzioni personalizzate e molto flessibili, quindi con cambi di prodotto molto repentini e questo si può ottenere solo con un sistema antropomorfo e utilizzando poche pistole, preferibilmente una, infatti, nel nostro caso Ras monta una sola pistola di verniciatura su un braccio snodato. Questo permette di fare lotti molto diversificati, cosa non possibile con i reciprocatori, consentendo di passare da un lotto laccato bianco, a uno trasparente, a una piccola produzione rossa etc”.
Che impatto ha avuto l’inserimento del sistema antropomorfo nelle linee di produzione e in quali altri ambiti si potrebbe introdurre rispetto l’intero lay out produttivo?
“Rispondo con un esempio legato al settore dell’automotive che secondo me rende bene l’idea, oltre ad essere in sintonia con il luogo nel quale ci troviamo oggi. Una volta era in voga la Formula Uno adatta a strade rettilinee e ben asfaltate; oggi invece vengono predilette le piste sterrate tutte curve che richiedono macchine da rally. In termini di potenzialità è possibile automatizzare interamente il lay out produttivo di un’azienda del settore. Credo sia verosimile pensare a un domani, in cui sia possibile prendere la finestra e appenderla in automatico e in cui il sistema antropomorfo assolva tutti gli step produttivi legati alla finitura di manufatti lignei, siano essi serramenti o mobili. Un robot che terminato il ciclo, prenda la finestra verniciata e asciutta dalla bilancella per riporla in fine direttamente sul carrello”.

Alcuni scatti dell’Open House di Comau a Grugliasco tenutosi il 15 novembre scorso, una rassegna interamente dedicata ai sistemi antropomorfi, dove fra gli stand c’era in mostra anche RAS di Finiture. Matteo Baruzzo responsabile Marketing di Finiture.

Qual è il mercato in cui opera adesso Finiture e quale il termometro per quello interno?
“Da almeno un paio d’anni il mercato italiano è fermo, anche se da qualche mese c’è stato qualche segnale di ripresa, che noi misuriamo con alcune richieste nascenti riguardanti i sistemi antropomorfi, prima del tutto assenti. Riteniamo che per la maggior parte i produttori italiani abbiano utilizzato l’attrezzatura di cui disponevano, soprattutto nel caso di quelli che negli anni precedenti la crisi avevano appena investito in impianti molto performanti con reciprocatori, senza immaginare che ci sarebbe stato un crollo del mercato e che la ‘Formula uno’ avrebbe puntato alla ‘pista sterrata’. Naturalmente se questa innovazione tecnologica fosse stata disponibile 8 anni fa, probabilmente molte aziende avrebbero rinnovato il lay out produttivo con il sistema antropomorfo, in sostituzione dei reciprocatori”.
Finiture, assente sul mercato italiano negli ultimi due anni, ha ampliato però moltissimo quello estero, in quale direzione e quali risultati sta portando questa esperienza per l’azienda?
“Un mercato molto interessante per noi è quello francese, perché in grande crescita, non essendo ancora strutturato con impianti moderni, un altro Paese che ci sta dando ottimi risultati pur essendo già maturo è quello tedesco, seppur difficile da penetrare inizialmente, si è dimostrato una volta sondati i prodotti Finiture da parte dei nostri clienti, molto ricettivo. Soprattutto grazie alla grande flessibilità di Finiture rispetto alla concorrenza. Ma anche Svizzera, Polonia e Russia. Siamo presenti in Cina poi, dove la fornitura riguarda però impianti più tradizionali (con reciprocatori) perché rispondono perfettamente alla richiesta di alta produttività”.
In quali, fra i mercati citati, avete fornito impianti vernicianti per serramenti in pvc, e quali caratteristiche devono soddisfare questi?
“In Francia abbiamo fornito qualche impianto per la finitura del pvc. Questo, che prima era connotato da una finitura finale essenzialmente costituita da una pellicola che imitava il legno o il colore, oggi può essere verniciato in modo personalizzato, come il legno ma su un supporto uniforme. Auspichiamo comunque che riparta anche il mercato mediterraneo in Spagna, Italia e Grecia, dove la cultura del serramento ligneo è preponderante”.
Quale evoluzione tecnologica ulteriore immagina fra 15 anni per rispondere ai mercati più evoluti?
“Un impianto completamente automatico per una piccola come per una grande produzione, nel quale il serramento entri allo stato grezzo per uscirne perfettamente «finito» ”.